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venerdì 19 luglio 2019

50 anni sulla Luna

Mai avrei pensato di parlare e scrivere di Luna.
Non sono mai stato uno interessato chissà quanto al nostro satellite. Certo lo fotografo ma di parlarne, mah...


Segue invece, nel cinquantenario dell'allunaggio e della discesa di piede umano fuori dal nostro pianeta, la mia esperienza con la luna.

E invece un bel giorno mi hanno proposto una Luna e non mi sono più fermato. Da allora, sono due anni che giro attorno alla Luna.

Interesse nato quasi per caso. "Prof. per la tesina vorrei portare la Luna" fece Azzurra, studentessa di terza media, "bello, andiamoci allora!" replicai , pensando ad un ipotetico e fantasioso viaggio geoturistico (che va tanto di moda sulla Terra) lassù tra crateri e mari (le piane).

Un bel lavoro che ha toccato i tanti argomenti riguardanti l'andare sulla luna che coincidevano con le materie di studio, fianco la preparazione atletica per andare nello spazio.

Siamo riusciti anche a trovare una carta geologica (selenologica) del nostro satellite.

Da questo lavoro e con il contributo di altri studenti con le proprie tesine, e a loro nome, ne è nata una partecipazione a congresso (della Società Geologica Italiana, a Catania) e un articolo (accettato su rivista e presto in uscita).

La curiosità era eccitata e lo sguardo ormai è fisso. E l'eclissi totale del luglio 2018 e l'eclissi parziale del luglio 2019.


Non è finita, grazie al mio lavoro a scuola ho continuato a studiare la Luna.
Durante le lezioni di Scienze della Terra, nel lungo capitolo di esplorazione del cosmo, lontano e vicino, abbiamo scoperto l'esplorazione lunare e in modo particolare l'ultima, la cinese Chang-e 4, sul lato oscuro dove addirittura hammo fatto nascere una piantina, per la prima volta fuori dal nostro pianeta.

Insomma la Luna è diventata argomento di attualità televisiva, non si poteva più ignorarla.

E scrivo mentre una luna calante sorge gialla fuori dalla finestra.


Buonanotte e non escludo di cambiare il post domani.

Buona lettura se vi va.

sabato 12 maggio 2018

So quello che faccio (buona festa, mamma 13/05/2018)

Riporto una poesia che ho scritto già un paio di anni fa, partendo da un input ma osservando mia figlia, le sue scelte e i suoi rischi...

per parlare della festa della mamma (13/05/2018)...


Mamma, 
So quello che faccio
Quando cammino da sola.
So quello che faccio
Quando provo ad aprire la porta.
So quello che faccio
Quando cado per terra.
So quello che faccio
Quando sbatto la testa praticamente dappertutto.
So quello che faccio
Quando voglio salire a tutti i costi su di te.
So quello che faccio
Quando mi sveglio di notte e ti voglio per forza.
So quello che faccio
Quando schizzo dappertutto quando mi lavi.
So quello che faccio
Quando non mangio oppure mi sporco tutta.
So quello che faccio:
Scopro il mio mondo
E lo faccio insieme a te.



Auguri mamma per questa festa...

Andrea e Emma

mercoledì 22 febbraio 2017

Quel Giorno [24 settembre 2003]

Sono passati, da circa una settimana, il 15 febbraio 2017, i 68 anni dalla nascita di Jack Pallini. Sessantotto non è "cifra tonda" e quindi se non se ne ricorda il passaggio,  cambia il giusto. In realtà gli anniversari hanno sempre poco valore, servono ad esercitare la memoria e poco più. 

E la memoria noi dobbiamo esercitarla, non tanto per il ricordo delle persone sicuramente importanti nella nostra vita, quanto per gli insegnamenti che ci hanno lasciato e che ci hanno arricchito. Ogni volta che qualcuno che conosciamo scompare, parte per la sua parte di viaggio, a noi non resta che un pezzetto da prendere e mettere nel nostro zaino, da portare con noi per sempre.

Avrei voluto condividere, ancora quanto segue nel giorno del compleanno di Jack. come lo chiamano? Il giorno del Richiamo, anche se non mi ricordo mai se è il giorno della morte o della nascita. Tuttavia la scorsa è stata una settimana di fuoco, lavoro e viaggi; paleontologia e matematica; lezioni di vita e lezioni all'università. 

Ma non disperiamo, condivido adesso. La poesia che segue l'ho scritta in occasione del decennale della scomparsa di Jack e l'ho cogitata, con forte emozione proprio dove effettivamente mi ha sorriso quel giorno, lì a Campo al Bello, sul Monte Nerone, prima che tutto succedesse e tutto cambiasse.


Lui che diceva sempre:

"Veniamo con un pianto, 
vediamo di andarcene con un sorriso"

quel giorno, lì in montagna,
mi ha sorriso
e se ne è andato...

... se ne è andato!

Jack, il 24 settembre 2003

giovedì 16 febbraio 2017

Elogio alla Geologia

Tutte le sere, mi lavo e mi cambio, lascio i panni di tutti i giorni e mi incammino sulla via Appia. La via Regina, la consolare romana che dritta e rettilinea da Roma raggiunge Brindisi.

Ovviamente non fisicamente ma tramite l'abile penna di Paolo Rumiz il quale, indossato il suo zaino, insieme ad una squadra solidale, ha percorso a piedi tutti i 690 km di questa via.

E' un libro di cui sentirò la mancanza una volta finito e che mi ha dato l'idea per numerosi progetti...

Ad un certo punto, durante la lettura, mi sono imbattuto in un capitoletto niente male, per me che sono geologo, e che vorrei riportare per intiero per chi vorrà leggerlo. 

Certo a chi leggerà e difensore ortodosso della geologicità troverà orrori di interpretazione vorrei ricordare che chi scrive nel virgolettato non è geologo ed interpreta... ed in ogni caso... ma che problema c'è?

Il capitoletto si chiama Radiatori in Agonia.

"A Venosa finisce l'Appennino. Dopo, è solo il vento che detta la Storia. Superato un profondo vallone con un verde querceto e un torrente, si entra in uno spazio rovente, di radiatori in agonia; un tavolato ondulato e nudo, sui trecento metri di quota, dove le poche auto in transito si annunciano a chilometri di distanza come sull'altopiano del Messico o nel cuore polveroso dell'Iran. Questo semplifica enormemente l'orientamento. Ma il Caldo è tale che la temperatura in piena estate può raggiungere i quarantacinque gradi. Terra disabitata, con punti d'appoggio quasi inesistenti per chi va a piedi. Il che significa una traversata lunga, desertica e soprattutto inaffrontabile a borracce vuote.

Assieme all'orografia, anche la mappa geologica si semplifica con l'ingresso nel nuovo mondo. A ovest del cono vulcanico del Vulture, fondamentale paracarro del viaggio, la carta mostra un guazzabuglio di colori forti che denunciano l'effervescenza plutonica della spina dorsale della Penisola. Ad est, dopo un ultimo soprassalto cromatico - la chiazza ciclamino dei "complessi silicei" e le bande diagonali grigio-arancioni del "Flysch numidico della Lucania", ultimi residui dell'erosione dell'Appennino -, sulla mappa i colori impallidiscono di colpo ed inizia uno spazio di sedimenti molto meno antichi, resi graficamente da un giallo pallido di tonalità lievemente verdina, cui segue verso l'Adriatico la vasta macchia grigio topo delle Murge, il regno del calcare.

Significa che da qualche parte, sotto i sedimenti calpestati dalle nostre suole, l'osso dello stivale - in un'impressionante rotazione antioraria - è andato a sbattere contro il piastrone calcareo del Tavoliere. Come dire che l'improvvisa semplificazione cromatica della mappa ci mette di fronte nientemeno che alla deriva e alla collisione dei Continenti. Per farla breve: stiamo transitando dall'Eurasia all'Africa. La seconda ha sfondato la sua antagonista facendo breccia tra i Balcani e l'Appennino e preme a nord-ovest da tempo immemorabile. E' un ariete che migra con tutta la Puglia e l'intero Adriatico fin dentro la pianura Padana e che, a furia di spinte millimetriche ma inesorabili, ha finito per generare le Alpi. Non so bene in che punto, ma la via Regina passa sopra la linea di contatto fra queste zolle migranti.

Ma se il grigio delle Murge è Africa, le Murge rappresentano l'emersione in superficie delle sue fondamenta. Sono africa che esce dal mare come schiena di testuggine. Basamento calcareo, nudo come mamma l'ha fatto. Il resto del piastrone è coperto dal giallo verdino dei sedimenti su cui si snoda, con pochissime asperità, il nostro cammino. Gli unici veri ostacoli li trovi nei punti di contatto tra il giallo pallido e il grigio: sono i canyon - chiamati gravine - scavati dai torrenti in posti come Matera, Altamura, Castellaneta e, ovviamente, Gravina di Puglia, nei quali ha trovato casa una delle civiltà rupestri più complesse ed affascinanti del Mediterraneo.

Sulla mappa, la forza simbolica dei colori è tale che la percezione di camminare su di un fondale marino emerso è folgorante, immediata. Il giallo verdino rende perfettamente l'idea di una massa liquida che riempie tutti gli spazi liberi tra le ruvide convessità delle Murge e il femore inquieto dello Stivale; un mare di sedimenti solidificati che, su un piano dolcemente inclinato, dilaga verso il Metaponto e lo Jonio portandosi dietro secoli di tratturi, strade, fiumi, sentieri e milioni di pecore. Come la gigantesca faglia tra il Lago di Galilea e il Mar morto è percorsa dal Giordano, così anche questo reame scorticato dal vento ha per baricentro un fiume: il Bradano, che ha dato al territorio l'affascinante nome barbarico di Fossa Bradanica.

I piedi, ormai l'abbiamo imparato, sono sismografi capaci di succhiare dal suolo infinite informazioni. Forse è per questo che il camminatore sente il fascino delle mappe che raffigurano il Profondo. Carte geologiche, geodinamiche, batimetriche, litostratigrafiche, sismiche e di intensitàà magnetica: fa poca differenza. Senza paura di far inorridire gli studiosi, egli mostra di amare quelle planimetriche più per la loro bellezza cromatica che per i dati che contengono-. Ne succhia l'essenza dai colori, perché sa che quei colori sono il risultato di una sapienza di secoli. Lo scarlatto, il viola ciclamino, il verde oliva punteggiato di croci, il turchino, l'azzurro a linee diagonali nere, il giallo oro.

Nelle mappe geologiche, le didasclaie che danno senso a queste tonalità sono spesso più efficaci di un libro di avventura. Da quali abissi sono emersi i tremendi scisti silicei di Lagonegro? Come resistere al roccioso richiamo del Flysch di Oberhalbstein, allo scintillio delle rocce cristalline del Silvretta o al tuono iperuranico del nostro favoloso Complesso crotonide? Quale scarmigliata Persefone può celarsi nelle Calcareniti glauconitiche o nelle micascisti d'Aspromonte? No, nessun romanzo può rivaleggiare con la storia favolosa dei sedimenti pelagici sannitico-molisani o delle rocce plutoniche dell'ercinico. Sento che nella fornace bradanica il suolo attorno a noi si deforma, erutta, ribolle, fuma, si gonfia e si frattura, genera visioni e fate morgane. E che l'Italia è una terra senza pace."

da Appia di Paolo Rumiz di Narrativa Feltrinelli


lunedì 24 ottobre 2016

Giornata con Kailas - parte I - Civita Di Bagnoregio

Domenica 23 Ottobre 2016 si è svolta una delle "Giornate con Kailas", quella a Civita Di Bagnoregio.

Civita di Bagnoregio è un borgo medievale, ormai frazione del comune di Bagnoregio in provincia di Viterbo. Ricade nell'area della Teverina, che è la porzione di Tuscia viterbese al confine con l'Umbria e la Toscana.

Civita è il paese costruito su di una rupe tufacea (Ignimbrite di Bagnoregio-Orvieto) che è rimasto isolato dal resto degli abitati a causa dell'erosione che modificandone i versanti ha eliso parte del territorio e il paese è raggiungibile solo da un ponte pedonale.

Civita di Bagnoregio


Diceva "piove" ed effettivamente il tempo è un po' uggioso, umido e ogni tanto qualche gioccia si faceva sentire, ma nulla di eclatante... insomma si poteva andare...

Ero un po' agitato per alcuni motivi. 

Era un po' che non andavo a Civita di Bagnoregio e avendo contribuito alla gestione del locale Museo Geologico e delle Frane, l'emozione era forte. Nei tre anni in cui ho vissuto tra Bagnoregio e Civita ho conosciuto quasi tutti e stretto rapporti di amicizia con molte delle persone con cui passavo le giornate. Quindi tornare in paese mi ha fatto rincontrare quasi tutti ed è stato bellissimo.

Dall'altro lato avendo lavorato per un progetto veramente importante di cui ero propositore e realizzatore, insieme ai colleghi, quello del presidio territoriale per il monitoraggio dei dissesti idrogeologici, era un po' come ricominciare a contribuire al bene collettivo.

Ma in realtà stavo esagerando ed è andato tutto bene. Fatta la visita al museo che vale anche come inquadramento al paese e al paesaggio pian piano ci siamo avviati verso l'escursione.

Siamo passati sotto il "buco sotto Civita", tunnel scavato già dagli Etruschi per permettere agli abitanti di raggiungere i campi coltivati nell'attuale valle dei Calanchi. 

Noi abbiamo intenzione di fare lo stesso e di dirigerci verso i sentieri che percorrevano gli abitanti di Civita fino ad almeno gli anni 50.

Ci inoltriamo nel bosco di castagni. alberi altissimi e in piena salute, nati e cresciuti sui terreni vulcanici ricchi in silice, preziosa per alberi come questi.

E non ti becchiamo la battuta di caccia al cinghiale? oh maremma!!! di domenica vicino ad un luogo turistico e senza neanche i cartelli, o se li hanno messi non ben visibili, tant'è che comunque avevo provato a buttarci un occhio... abbiamo parlamentato come potevamo con i cacciatori e ci siamo fatti mettere in sicurezza il sentiero...

... e che diamine!!!

Percorriamo il sentiero e raggiungiamo la nostra destinazione: I Ponticelli

I ponticelli, al centro della figura le assi orizzontali sul calanco rappresentano la massicciata della strada percorsa dai contadini.

I ponticelli sono quello che resta di una strada che connetteva Civita ai campi coltivati limitrofi. La strada era esposta su ambo i lati e nel tempo si è erosa fino a diventare intransitabile. Della strada restano solo alcune assi poggiate a mo' di massicciata, mentre alcune porzioni del percorso sono ormai irrimediabilmente crollate.

L'erosione e il tempo sono inesorabili e quindi ci siamo riempiti gli occhi delle meraviglie del paesaggio finché è ancora così e siamo ripartiti per la seconda parte della giornata.

Ma fermiamoci un attimo per un ultimo sorso di immagini, giriamoci dall'altro lato e guardiamo in fondo: La Cattedrale.

La Cattedrale. Spicca sul bosco retrostante. Forma erosiva nei calanchi particolarmente interessante e bella.

La Cattedrale: tre guglie altissime di sabbie argillose modellate dal vento e dall'umidità che spiccano nella valle dei calanchi. E' necessario trovare una strada per avvicinarsi, la prossima volta.

Ma ora bisogna rientrare perché la seconda parte della giornata chiama....